Estratto SIG – Strategia UE sui dati – 1

 In Alert Normativo - Rss, Puntate 2019 - Rss
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La Commissione europea, con la pubblicazione del documento “Strategia europea per i dati” del 2020, ha lanciato il piano strategico quinquennale per la creazione dello spazio comune europeo dei dati e l’economia digitale basata sui dati. Il piano parte dall’osservazione che i due maggiori “player” del mercato globale digitale fondato sui dati – Stati Uniti e Cina – registrano alcuni vizi di base: il primo rimette al mercato lo sviluppo dell’economia digitale, con la conseguenza di aver generato il predominio delle Big Tech ed il fenomeno delle concentrazioni incontrollate; il secondo si caratterizza, da un lato, per fenomeni di sorveglianza pubblica di massa, dall’altro, per il «forte controllo delle imprese Big Tech su massicce quantità di dati, senza sufficienti garanzie per i cittadini.».

Da quest’analisi prende spunto la ricerca di una strada europea «che consenta di equilibrare il flusso e l’ampio utilizzo dei dati mantenendo al contempo alti livelli di privacy, sicurezza, protezione e norme etiche». La strategia, pertanto, persegue l’obiettivo di rendere l’Unione leader globale del mercato digitale, recuperando il ritardo accumulato. «Nel 2019, infatti, l’UE27 più il Regno Unito ha generato un valore di Data Market circa 2,5 volte inferiore a quello prodotto negli Stati Uniti (72,3 miliardi di euro nell’UE contro quasi 185 miliardi di euro negli Stati Uniti) nello stesso anno» (European Data Market Monitoring Tool, “EDM”).

Open data

Se l’economia digitale è una delle maggiori leve per lo sviluppo economico mondiale, i dati ne rappresentano il naturale propellente. Sulla base di consultazioni pubbliche e confronti con i diversi portatori di interesse, la Commissione europea è pervenuta alla conclusione che per agevolare il riutilizzo e la libera circolazione dei dati occorra un chiaro quadro normativo a livello unionale. A questo fine sono state proposte alcune iniziative legislative, tra cui ciò che è poi divenuta la direttiva Open Data.

Il 17 luglio 2021 scade il termine per gli Stati membri per recepire nell’ordinamento giuridico nazionale la direttiva sui dati aperti e il riutilizzo delle informazioni del settore pubblico (Dir. 2019/1024). 

Contenuti

La Open data provvede alla rifusione (cioè, sostituisce) la direttiva 2003/98/CE relativa al riutilizzo delle informazioni detenute dal settore pubblico, per ridurre gli ostacoli al riutilizzo e per adeguare il quadro legislativo alle nuove tecnologie.

Il principio di base introdotto dalla direttiva è quello per cui tutti i contenuti del settore pubblico a cui è possibile accedere in base alle norme nazionali sull’accesso ai documenti sono in linea di principio liberamente disponibili per il riutilizzo, a fini commerciali o meno. Il riutilizzo dei dati oggetto di diritti di terzi (es. proprietà intellettuale, data protection) è invece oggetto della proposta di Regolamento detta Data Governance Act (“DGA”), che esamineremo in futuro.

Le imprese pubbliche che rendono disponibili i dati devono rispettare i principi di trasparenza, non discriminazione e non esclusività sanciti dalla direttiva e garantire l’utilizzo di formati di dati e modalità di diffusione adeguati.

La direttiva si riferisce essenzialmente ai dati non-personali ma disciplina anche le ipotesi di sistemi con commistione di dati “personali” e “non-personali” riconoscendo la prevalenza del GDPR sulle proprie regole. Il delicato aspetto della interazione tra GDPR e discipline sul libero riutilizzo e circolazione dei dati sarà oggetto di una nostra prossima puntata. 

Disciplina delle richieste e condizioni di riutilizzo

Le richieste di riutilizzo vanno esaminate in un lasso di tempo ragionevole coerente con quello previsto per l’accesso ai documenti. Il riutilizzo è gratuito ma può essere autorizzato il recupero dei costi marginali sostenuti per la messa a disposizione e operazioni ad essa accessorie. 

I dati, se possibile, vanno messi a disposizione del richiedente per via elettronica in formati aperti, leggibili meccanicamente, accessibili, reperibili e riutilizzabili, insieme ai rispettivi metadati. 

I dati “dinamici” (ossia i documenti in formato digitale, soggetti ad aggiornamenti frequenti o in tempo reale, a causa della loro volatilità o rapida obsolescenza, compresi i dati generati da sensori) devono essere resi disponibili per il riutilizzo immediatamente dopo la raccolta tramite un’interfaccia per programmi applicativi (API). La direttiva sottolinea che ciò riveste particolare importanza per i “dati dinamici”, il cui valore economico dipende dall’immediata disponibilità dell’informazione e da regolari aggiornamenti.

Gli Stati membri devono adottare modalità pratiche per facilitare la ricerca dei documenti disponibili per il riutilizzo.

Importanza dei dati

Nei considerando della direttiva Open data viene evidenziato che l’ampia gamma di informazioni a disposizione del  settore pubblico degli Stati membri e la conseguente possibilità di riutilizzo di tali informazioni consente a tutte le imprese dell’Unione, incluse le microimprese e le PMI, e alla società civile, di sfruttarne il potenziale e contribuire allo sviluppo economico nonchè a importanti obiettivi sociali quali la responsabilizzazione e la trasparenza. 

Mercato dei dati

 

Figura 1 – The European Data Market Monitoring Tool – Il valore del mercato dei dati negli Stati membri UE (e  UK).

Il mercato dei dati è quello in cui i dati digitali sono scambiati come prodotti o servizi, ricavati dall’elaborazione di dati grezzi. I valori del mercato dei dati calcolato dallo European Data Market Monitoring Tool (stime riferite al 2019), come evidenziato nella mappa cromatica, vede le posizioni di testa da parte di UK (€ 17 MLD) e Germania (€ 16,3 MLD) seguite da Francia (€ 9,5 MLD) e Italia (€ 5,6 MLD).

 

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